La "Pianta Madre": quell'ulivo millenario che ha dato origine alla pregiata Coratina
Letto: 149 volte
venerdì 17 aprile 2026
Letto: 149 volte
di Antonio Fiamma
L’ulivo monumentale si trova in contrada “Lago Martino”, a Corato, in provincia di Bari. Per raggiungerlo imbocchiamo dalla periferia di Corato l’SP30 proseguendo per 3 chilometri. Subito dopo la Masseria Scannagatta si trova sulla destra una strada rurale segnata da un’edicola votiva. Seguiamo per circa 350 metri la stradina di campagna per arrivare su un terreno privato che custodisce la “Pianta Madre”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Ad accoglierci c’è il signor Pasquale D’Imperio, proprietario dell’appezzamento suddetto e i soci di “Terre di Coratina”, sodalizio di produttori olivicoli locali che si battono per sostenere e valorizzare le risorse agricole del territorio.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Sono loro a mostrarci con orgoglio il millenario ulivo: un colosso dalla notevole presenza scenografica, alto quasi sette metri. La chioma, ampia e disordinata, si allarga come una cupola irregolare, con rami che ricadono verso il basso in lunghi festoni verdi, sfiorando il terreno.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Il fogliame è fitto, di un verde argenteo che riflette la luce anche nelle giornate più opache, mentre la struttura complessiva appare compatta ma al tempo stesso fluida, come se fosse in continuo movimento.
A colpire è soprattutto la base: una ceppaia di più di dieci metri di circonferenza, segnata dal tempo, che si apre in quattro enormi tronconi che si torcono verso l’alto intrecciandosi tra loro, come le trame di un racconto antico. Sembrano più alberi distinti, cresciuti fianco a fianco, ma in realtà è un unico organismo, con una sola anima vegetale.
La corteccia, rugosa e scavata, alterna tonalità che vanno dal grigio al bruno e racconta secoli di intemperie, potature e rinascite. All’interno dei tronchi si aprono vere e proprie cavità, quasi stanze naturali, che lasciano intravedere il cuore dell’albero.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«Secondo gli studiosi non ha meno di mille anni, ma c’è chi azzarda finanche millecinquecento o duemila» afferma D’Imperio.
«Si tratta comunque dell’albero più anziano del territorio di Corato – sottolinea Pasquale D’Introno, produttore di olio extravergine e socio di Terre di Coratina –. I tronchi intrecciati all'interno rivelano, addirittura, la presenza di una pianta ancora precedente. Il primo esemplare fu forse estirpato dagli antichi contadini, lasciando però dei polloni basali da cui nacquero i quattro fusti attuali. Non sorprende quindi che sia considerata la “Pianta Madre”, quella da cui sono nati tutti gli alberi di Coratina».
Un millenario che è ancora molto produttivo. «Nonostante l’età può arrivare a produrre anche dieci quintali di olive in un anno – riferisce D’Imperio –. Nel 2025 ne abbiamo raccolti soltanto tre e mezzo, ma ci siamo fermati a metà: i frutti più in alto non siamo riusciti a prenderli».
Quando lo osserviamo, in pieno inverno, l’albero è già privo di olive: i rami mostrano solo infatti il fogliame, lasciando emergere con ancora maggiore evidenza la struttura poderosa e scultorea.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«La cosa particolare è che gli ulivi secolari di questa parte di territorio sono tutti di Ogliarola barese: solo procedendo verso nord troviamo la Coratina – sottolinea Pasquale La Notte, cultore dell’olivo e socio dell’associazione –. Quest’albero quindi, già eccezionale, rappresenta un’ulteriore eccezione alla regola».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
L’oliva coratina è stata codificata alla fine dell’Ottocento ma era già ampiamente coltivata nei secoli precedenti. Una cultivar affermatasi nel tempo per la sua straordinaria adattabilità al clima e al territorio, per l’elevata resa e per la capacità del suo olio di mantenere intatte le proprie caratteristiche nel tempo. Un olio extravergine che non “invecchia”, ma evolve, conservando forza, identità e carattere.
Frutto che è di colore verde ma che diventa nero-violaceo nella fase della maturazione, di forma ovoidale leggermente assimetrica e del peso di circa 4 grammi.
Gli olivi che producono la coratina vengono definiti “a racemi” (in dialetto a raciuppe) per la loro peculiare capacità di produrre olive a grappolo. «Un singolo fiore può generare da cinque a quindici olive - ricorda La Notte -. Una caratteristica rarissima tra le oltre 1500 cultivar conosciute».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Prima di andare via c’è ancora tempo per un ricordo di Pasquale D'Imperio. «Da bambino mio padre mi diceva: “andiamo a vedere la volpe” - ci rivela -. L’animale portava il cibo ai suoi piccoli, nascosti proprio nelle cavità della Pianta Madre: entrava da un lato e sbucava dall’altro. E qui trovavamo i resti del pasto, comprese la pelle e le ossa delle nostre galline».
Perché in quei quattro tronchi, spalancati come una porta nel tempo, non c’è soltanto la storia millenaria di un albero, ma quella di un intero territorio che, tra radici profonde e sfide nuove, continua a mantenere la propria identità e a riconoscersi nelle sue stesse radici.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
(Vedi galleria fotografica)
© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita


.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)

.jpeg)
.jpg)









